mercoledì 5 febbraio 2014

Uccidere la democrazia, per salvarla da se stessa.

Devo dire che questo atteggiamento mi ricorda molto una certa strada imboccata anni fa dalla didattica delle materie umanistiche.

Da un certo punto in poi, in un liceo classico dove si studia il medioevo, si legge Manzoni e si traduce il greco, si cominciò a dire che di tutte queste discipline andavano valorizzati certi "aspetti", certe "finalità".

Occorreva cioè lasciar perdere quella data in storia o quella declinazione in latino, perché l'importante era piuttosto che i ragazzi imparassero dalla storia la democrazia, dalla filosofia la tolleranza, con le lingue antiche i primi passi della civiltà europea.

All'epoca ero scettico verso questa impostazione: e oggi non ho cambiato idea. Come si può fare un discorso compiuto in una materia, se non si imparano i fondamentali? A cosa servirebbe lo studio di una disciplina umanistica, se non si ricavassero dei valori già dallo studio stesso? A cosa serve la cultura, se i valori "giusti" sono già dati e li conosciamo già?

E invece andava di moda sostenere che (in sostanza) la cultura venisse dopo la democrazia; come se la democrazia non fosse essa stessa una conquista culturale, e imporla come norma di bon ton non avesse in sé già molto di antidemocratico.

Secondo questo ragionamento, una volta ottenuta la democrazia grazie alle lezioni della storia, alla messa in discussione dei dogmi, alla ribellione contro le classi dominanti, al progresso scientifico, alla circolazione delle idee, al libero pensiero, all'emancipazione della cultura dagli interessi privati, si doveva ora difendere la democrazia stessa non tollerando il dissenso. Si doveva cioè spiegare gentilmente alle nuove generazioni come adeguarsi ai valori che gli venivano inculcati senza protestare, premiando i docili e mettendo all'indice i critici.

Che bisogno c'è, in fin dei conti, di un pensiero critico, se sappiamo già che la democrazia è la risposta? E infatti a nulla servì far notare che il pensiero critico diventa inutile proprio quando non siamo più in democrazia.

L'inevitabile conseguenza di questo approccio è stato quello di abituare le persone alla logica del risultato: l'importante è dire che certi valori sono buoni, non capire da dove vengano e cosa comportino; il contrario esatto dell'approccio idealistico tradizionale della scuola italiana, per cui le cose si colgono solo nel loro divenire storico.

Oggi possiamo apprezzare con mano come tutto questo sia servito a spianare la strada. La gente si è ormai abituata a pensare che chi parla di "democrazia", "pace" e "integrazione" voglia la cosa giusta: e non fa più caso nemmeno al fatto che, con la scusa di preservare questi feticci, li stanno calpestando, abbandonandosi alle pratiche che più ne contraddicono lo spirito e la sostanza.

5 commenti:

Marco Laudiano ha detto...

Mi fa piacere leggere qui una versione ben più articolata di queste idee del tutto condivisibili, che Lei ha esposto in modo ben differente il 30 maggio in Goofynomics. In quel commento Lei ha attribuito genericamente al "mondo della scuola", a un "modello" che in essa sarebbe imperante, un atteggiamento che non mi sembra per niente appartenere alla scuola nella quale vivo e lavoro da una vita. Se eccessi si notano, sono casomai talvolta di segno contrario, laddove i pur necessari "fondamentali" non vengono spesi in modo adeguato in una visione più generale atta a tradurli in competenze. In tal modo si inducono gli studenti a non cogliere il nesso intimo tra cultura e vita, generando così gli atteggiamenti pseudo-culturali che Lei giustamente stigmatizza. Sta a noi far capire i ragazzi che l'ignoranza è la strada maestra per la sottomissione inconsapevole a chi invece "sa".
Quello che mi è dispiaciuto è stato leggere nel Suo commento un'indistinta denigrazione della scuola in generale, che ho trovato inaccettabile, essendo impegnato quotidianamente nello sforzo di fornire ai ragazzi proprio quei fondamentali di cui Lei parlava nonché un atteggiamento di consapevole interesse per la Cultura.
Ho preferito poi eliminare i miei commenti, essendo stato a mia volta frainteso in modo poco simpatico.
La saluto cordialmente.
Marco Laudiano

Andrea Giannini ha detto...

Mi ero dimenticato di replicare al suo commento... e di ringraziarla, anche perché lei è il primo commentatore dei questo blog! :)

Quello che volevo dire in quel post (che mi sono andato a rileggere, perché nel frattempo lo avevo dimenticato) era naturalmente che occorre stigmatizzare il fatto che la scuola sia in corso di destrutturazione.

Io non ce l'ho con questo mondo della scuola: so bene che ci sono molte sacche di Resistenza (con la "R" maiuscola). E se ci tolgono anche queste...

Registro però con preoccupazione gli attacchi ideologici che hanno fatto già molti danni, forse più dei tagli a fondi e personale, perché mirano a toglierci un modello, criticabile finché si vuole ma riformabile, per sostituirlo con un non-modello fatto al più di "stimoli" e di "competenze" spendere immediatamente, che non ti permettono di comprendere il mondo.

E' questa la scuola, anzi "squola", con cui me la prendevo... Ma a quanto ho capito siamo più che d'accordo.

Stefano Longagnani ha detto...

Sono quasi d'accordo su tutto. Ringrazio Goofynomics per esser capitato qui e la invito a dare un'occhiata qui:
http://longagnani.blogspot.it/2015/06/tina-o-maria.html

Stefano Longagnani ha detto...

P.s. il suo commento "più Europa" mi ha portato qui. Avevo il sospetto (sbagliato) lei non fosse ironico.
:-)

Stefano Longagnani ha detto...

P.s. il suo commento "più Europa" mi ha portato qui. Avevo il sospetto (sbagliato) lei non fosse ironico.
:-)