Scusate se esordisco con cose di cui preferirei non occuparmi, ma ci sono barzellette che meritano davvero di essere raccontate.
Ad esempio: c'è un cinese, un tedesco e un italiano che preparano un concorso...
Scherzi a parte, fosse per me farei di tutto per evitare di accodarmi al mare di critiche e ricorsi che ha assalito il povero "concorsone" per la scuola ancor prima che venisse bandito: è raro, infatti, che le polemiche si concentrino su questioni sostanziali e non piuttosto su mere rivendicazioni di categoria, che assomigliano tanto alla storia della volpe e dell'uva... - e ciò sia detto con tutta la comprensione e il rispetto che merita un esercito di docenti e di precari trattati come peggio non si potrebbe.
Detto questo, credo però che sia giusto portare all'attenzione generale (si fa per dire, ovviamente...) quei piccoli aspetti pratici che tutti, in un modo o nel'altro, trascurano: vale a dire - con termine abusato - "i contenuti" delle materie che si insegnano.
Sappiamo che il vocabolo "contenuto" nella pedagogia corrente ha assunto quasi una connotazione negativa: in ogni caso esso è di gran lunga sottomesso alla "forma", cioè al modo in cui si presentano i contenuti stessi (quasi che i due aspetti si possano scindere nettamente; quasi che, per dirla con l'Attila Flagello di Dio interpretato da Abbatantuono: «Io lo so, tu lo sai: cosa ce lo diciamo a fare?»).
Ma tant'è: anche questa volta chi ha preparato il concorso si è ostinato pervicacemente a perseverare ne "li suddetti errori e eresie", riducendosi, ancora una volta, a una verifica delle competenze curricolari.
Ora, possiamo dibattere quanto vogliamo sull'opportunità e il senso di questa o quella domanda; ma se c'era una cosa di cui davvero il candidato non aveva bisogno, questa cosa era di sentirsi dire su cosa prepararsi.
Parliamo di docenti abilitati, spesso con qualche discreta esperienza di insegnamento (precario) alle spalle: di sicuro sanno che il programma di filosofia spazia da Talete ai giorni nostri e quello di storia dalla caduta dell'impero romano ai giorni nostri (sulle materie specifiche della classe A036 non entro, perché non sono informato). Un orizzonte molto ampio, non c'è dubbio; un orizzonte che poteva anche essere delimitato meglio, ammesso che si volesse agevolare la preparazione i candidati... Ma anche no (di certo non lo ha ordinato il medico di fornire della linee guida).
In ogni caso alla fine, il ministero ha deciso di sua sponte di concedere qualche delucidazione sugli argomenti dell'esame. Un compito all'apparenza facilissimo: si delineano un gruppo di questioni/materie/ambiti (che so, "i presocratici" o "la rivoluzione inglese") dopodiché per scrivere le domande si pesca di lì. Non si può sbagliare, direi...
E invece la suite lui prouva que non.
Prendiamo filosofia: il ministero aveva delineato quattro periodizzazioni temporali, specificando che era necessario preparare un'opera a scelta per ciascun periodo (due per la filosofia del '900). Ecco, di fronte ad un'istruzione tanto specifica, magari qualche candidato (ingenuo) avrà pensato: "Se c'è scritto di preparare un'opera a scelta, vorrà dire che uscirà una domanda su un'opera scelta: altrimenti cosa lo scrivono a fare? Sarebbe come se a un esame di Farmacia, fosse specificato che è richiesta la conoscenza di qualche medicinale... E' evidente, insomma, che non si da abilitato in filosofia che non abbia letto almeno un paio di opere di filosofia!"
Ovviamente nessuna domanda su opere a scelta.
Vabbè, sarà un caso. Passiamo a storia.
Qui tra gli argomenti è riportato addirittura:
Storia delle civiltà dall'Oriente antico all'età contemporanea, in relazione alla dimensione politica, economica, sociale, istituzionale, culturale e con riferimento ai nodi storiografici più significativi. Si richiede, più in particolare: Storia antica. Ampia conoscenza di carattere generale, con particolare attenzione a: le principali civiltà dell’Antico vicino Oriente, la civiltà giudaica, la civiltà greca, la civiltà romana.
"Ma no è impossibile!" - pensa l'ingenuo candidato di cui sopra. "Lo sanno tutti che la storia antica si insegna nel biennio del ginnasio e chi ha l'abilitazione per la classe A037 non può insegnarla! E' un trucco per dare l'impressione di un programma più vasto, ma figuriamoci se chiedono proprio quello... Non lo faranno, come a filosofia non hanno chiesto l'opera a scelta".
Prima domanda di storia? Grecia classica.
Anticipo subito obiezioni del tipo "la storia bisogna conoscerla tutta" e robe simili.
Il 95 % degli abilitati nella classe A037 sono laureati in filosofia e non in storia: quindi non sono tenuti a sapere anche quella che non devono insegnare (e d'altra parte nessuno prima d'ora aveva mai pensato di chiederglielo).
Certo la storia è importante: e, in filosofia, soprattutto quella greca. Ma se è per questo, anche la letteratura è importante. E la storia dell'arte. Vogliamo parlare di apollineo e dionisiaco e poi non sapere chi è Fidia? Oppure vogliamo ignorare l'epica omerica? O Erodoto? O Tucidide? O Isocrate? O Tirteo?
Certo la storia è importante: e, in filosofia, soprattutto quella greca. Ma se è per questo, anche la letteratura è importante. E la storia dell'arte. Vogliamo parlare di apollineo e dionisiaco e poi non sapere chi è Fidia? Oppure vogliamo ignorare l'epica omerica? O Erodoto? O Tucidide? O Isocrate? O Tirteo?
Insomma il punto è chiaro: tutto è importante, ma non per questo ad un concorso si può chiedere tutto. Essendo un concorso per l'insegnamento, non bastava verificare la competenza di quello che si deve insegnare?
Se il ministero non avesse detto nulla, ora non ci sarebbe nulla da obiettare. Una selezione può anche essere molto dura; gli insegnanti si suppone siano sempre preparati e, anche se devono lavorare, è un problema loro se hanno bisogno di ripassare cose che dovrebbero sapere già.
Ma dare informazioni fuorvianti è peggio che non dare informazioni.
Non so se dal ministero sanno cosa vuol dire rileggere la Critica della Ragion Pura o le Confessioni di Sant'Agostino. Oppure prepararsi sulla storia antica. Ci sono professori universitari che fanno queste cose per tutta la vita: non si tratta di rileggere un po' la sera o ripassare due date. A meno che, ovvio, non sia questo il tipo di preparazione a cui pensava il ministro, o chi per lui.
Se dicessi ad un mio studente: "studia bene lo sfondo sociale della rivoluzione francese, mi raccomando" e poi all'interrogazione gli chiedessi quando venne ghigliottinato il re, non solo non lo avrei aiutato - il che si potrebbe anche accettare: ma l'avrei deliberatamente messo fuori strada. E questo è scorretto. E sarebbe ancora più subdolo, se dopo gli dicessi: "studiati le tecniche di caccia dei boscimani" e poi osassi chiedergliele davvero!
Eppure questo è proprio quello che è stato fatto con gli aspiranti insegnanti: tutta gente che si può ricordare di aver visto vincere l'Italia di Bearzot; gente che, dopo doppie lauree e quadruple specializzazioni, meriterebbe come minimo, se non il posto fisso (non sia mai!), almeno un po' di considerazione e rispetto quando deve essere valutata per il suo lavoro.
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