Do per scontato che conosciate i
rischi legati al cosiddetto “fondo salva stati”, il MES: in breve, se l’Italia
facesse richiesta di un finanziamento riceverebbe solo parte dei soldi che ha
investito in questi fondi (dunque con un gioco a somma negativa) e soprattutto
verrebbe sottoposta a pesanti condizionalità, che costringerebbero il paese a
pesanti tagli, come già successo in Grecia.
Se siete d’accordo su questo (dimostrarlo
non è lo scopo di questo mio intervento, ma il presupposto), allora dovreste
essere allarmati dal fatto che se ne fa gran parlare; ma allo stesso tempo
dovreste essere rassicurati dalle recenti dichiarazioni di Conte, che sostiene
che non intende chiedere il ricorso MES e mai lo farà.
Ma possiamo esserne sicuri?
In realtà la storia del rapporto
tra Conte, i partiti che lo sostengono e il MES non lascia propriamente
tranquilli.
Già l’anno scorso l’attuale
premier era entrato in urto non solo con Salvini[1],
ma anche con Di Maio[2].
L’accusa era di non concordare la linea con i partiti che sostenevano il
governo e di tenerli all'oscuro della trattativa su una riforma del MES oggi
finita nel dimenticatoio, che né l’uno né l’altro gradivano.
Il contesto è cambiato naturalmente
con il diffondersi della pandemia Covid, che ad oggi potrebbe costare
all'Italia, secondo Goldman Sachs[3],
l’11,6% del PIL.
Appare scontato che abbiamo un
disperato bisogno di recuperare al più presto risorse, non tanto e non solo per
sostenere la spesa sanitaria, quanto soprattutto per sostenere le imprese
ferme, i lavoratori chiusi in casa, le casse integrazione e in generale la
ripartenza economica, appena si potrà ricominciare ad uscire di casa.
Per questo si può ricorrere alla
BCE per finanziarsi attraverso l’emissione di titoli di stato. La disponibilità
della banca centrale, al momento, c’è: l’instabilità finanziaria di marzo ha
costretto Christine Lagarde a varare un nuovo piano di acquisti[4]
e nello stesso mese sono già stati acquistati 12 miliardi di nostri titoli[5].
Inoltre il presidente della
Commissione Ursula Von Der Leyen ha annunciato la sospensione del patto di
stabilità e crescita[6],
dichiarando apertamente: «Ora i governi
possono spendere tutto quello che serve per fare fronte all'emergenza».
Dunque sembrerebbe che le
condizioni politico-istituzionali per un finanziamento agli stati in difficoltà
ci siano tutte, sia in Europa che in Italia.
Nel nostro paese è favorevole sia
la principale forza di minoranza, la Lega[7],
che quella di maggioranza, il M5S[8].
È vero che non sono contenti i paesi rigoristi del nord, come sappiamo bene:
eppure sembrava ormai di essere arrivati troppo avanti
perché si potesse tornare indietro.
Ma è proprio al momento di
discutere i possibili strumenti che l'eurozona sarebbe disposta a mettere in
atto contro la crisi che rispunta fuori il MES.
Prima diversi esponenti del
Partito Democratico cominciano a ritirare fuori il fondo; poi a metà marzo
spunta l’indiscrezione dell’economista di Commerzbank, Jorg Kramer, che riferisce
di come la discussione sarebbe ripresa tra gli alti funzionari[9].
Infine in un’intervista (in
inglese) al Financial Times del 19 marzo Conte conferma[10]: «La strada da seguire è quella di aprire
linee di credito del MES a tutti gli Stati membri per aiutarli a combattere le
conseguenze dell’epidemia di Covid, a condizione che ogni Stato membro renda
pienamente conto del modo in cui le risorse vengono spese».
Poco dopo esce una nota di
Palazzo Chigi[11]: «Si può anche pensare di utilizzare le
risorse del MES trasformandolo in una sorta di "coronavirus Fund"
perché le sue risorse possano essere utilizzate da tutti gli stati europei per
fronteggiare gli effetti economici prodotti dalla pandemia. Queste risorse
devono pertanto essere concesse a tutti gli Stati, senza alcuna condizionalità
presente o futura».
Insomma, come più volte sentiremo
ripetere da lì in avanti, un MES diverso, un MES light, un MES senza
condizionalità: ma sempre MES è.
Infatti se ne accorgono un po’
tutti.
Alla fine saranno addirittura 110
gli economisti italiani a firmare un appello su Micromega contro il MES[12]
e a favore di un finanziamento illimitato di titoli da parte della BCE.
Crimi (capo politico del M5S) sottoscrive
subito l’appello e chiarisce[13]:
«Il MES è una delle zavorre di cui ci
dobbiamo definitivamente liberare per costruire finalmente l’Europa del XXI
secolo».
In effetti un MES senza
condizionalità è quasi utopia, perché occorrerebbe riformare i trattati, come
spiegano, ad esempio, gli esperti di diritto comunitario Marco Dani e Agustín
José Menéndez[14].
In ogni caso il punto politico è
che non solo l’opposizione, ma anche il principale partito di governo (e gruppi
minori, come Liberi e Uguali[15])
si oppongono a ridiscutere il MES.
Ci troviamo in pratica nella
stessa situazione del governo precedente: Conte e il suo ministro dell’economia
portano avanti una riforma nettamente avversata sia da un’ampia fetta del
Parlamento che dalla stessa maggioranza che li sostiene. E sempre del MES si
tratta.
Già, perché in effetti, benché la
riforma del MES discussa tra il Conte I il Conte II e l’ipotesi di questi
giorni di includere il fondo tra le possibili risposte contro la crisi
economica portata dal Covid non siano evidentemente la stessa cosa, è evidente
la volontà di riproporre un meccanismo che impone pesanti condizionalità.
E a sostenerlo rimangono solo, tra
maggioranza e opposizione, Forza Italia e parte della coalizione di sinistra:
ossia più o meno il 36% dei voti alle elezioni del 2018, da cui discende questo
parlamento, e circa la stessa percentuale nei gradimenti di oggi, almeno a dar
retta ai sondaggi (ad esempio, Supermedia[16]).
Sono, insomma, le stesse forze
che ratificarono il MES nel 2012: ma almeno all'epoca erano unite nel sostegno
al governo Monti e avevano la maggioranza assoluta. Oggi, se esiste una
democrazia, teoricamente non dovrebbero riuscire ad imporre la loro linea.
Ma il fatto è che Conte pare
parecchio restio a coinvolgere il Parlamento: e questo nonostante esista una
legge, la 243/2012[17],
che impone al premier di ascoltare e rispettare gli atti di indirizzo del
Parlamento proprio in questa esatta circostanza.
Mi limito a richiamare qui l’art.
5 comma 1 e l’inizio del comma 2:
- Il Governo informa tempestivamente le Camere di ogni iniziativa volta alla conclusione di accordi tra gli Stati membri dell'Unione europea che prevedano l'introduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria o monetaria o comunque producano conseguenze rilevanti sulla finanza pubblica.
- Il Governo assicura che la posizione rappresentata dall'Italia nella fase di negoziazione degli accordi di cui al comma 1 tenga conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere.
Certo, è impossibile
rappresentare una posizione che tenga conto degli indirizzi adottati dalle
Camere se il ministro non va a chiedere un parere al Parlamento. Cosa che,
invece, tanto per fare un esempio, l’Olanda aveva fatto: prima dell'eurogruppo
dello scorso 9 aprile il parlamento olandese, con due distinte votazioni, aveva
dato ampio mandato al ministro delle finanze di opporsi agli eurobond e di
insistere con il MES[18].
Difficile quindi (al di là di
quanto possano essere più o meno influenti i paesi alleati) che sia possibile
mettere in campo una forza negoziale comparabile, quando il nostro Gualtieri
non solo non chiede il supporto del suo stesso Parlamento, ma sarebbe
addirittura impegnato a rifiutare il ricorso ad un fondo che lui stesso – si è
venuto a sapere – aveva proposto di creare in qualità di relatore europeo nel
2011![19]
Ciononostante, in teoria, proprio
il rifiuto del MES, accompagnato alla proposta degli eurobond, era la sintesi politica
raggiunta da Conte per tenere in piedi una maggioranza sempre più in
fibrillazione soprattutto dal lato dei 5 stelle (sintesi alla fine condivisa
anche dal PD, almeno stando a dichiarazioni come quella del ministro Amendola[20]):
ed era anche la linea che Gualtieri avrebbe dovuto tenere il 9 aprile
all'eurogruppo.
Conte l’aveva ribadito con
estrema fermezza e chiarezza in TV, davanti agli italiani[21]:
«MES no, eurobond sì».
Anzi, poco prima dell'eurogruppo[22]
si era spinto addirittura a minacciare che in caso di fallimento: «dobbiamo assolutamente abbandonare il sogno
europeo e dire ognuno fa per sé».
Ma alla fine è passato il MES lo
stesso, con le condizionalità di prima (eccetto per «l’assistenza
sanitaria diretta o indiretta» durante il periodo dell’emergenza[23])
e senza nemmeno la menzione degli eurobond.
Ora, è vero che l'eurogruppo è
una riunione senza valore giuridico, che formalmente non impegna nessuno a fare
nulla, che in linea teorica potrebbe essere sconfessata da Conte nel futuro
eurosummit e che non significa “l’attivazione del MES” (come è scappato
incautamente di scrivere a Giorgia Meloni[24]).
Eppure, all'atto pratico, è ben
raro che una conclusione dell'eurogruppo (dove si riuniscono informalmente i
ministri dell’economia) venga smentita al Consiglio europeo (dove prendono le
decisioni politiche i capi di governo); anche perché Conte avrebbe dovuto
dissociarsi da Gualtieri. E invece ha sostenuto a spada tratta l’accordo
raggiunto dal suo ministro[25].
Se dunque il 23 aprile Conte non
dovesse sconfessare l’accordo davanti ai suoi omologhi, il MES diventerebbe una
delle opzioni ufficiali scelte dell'eurozona per contrastare la crisi economica
causata dal Covid: e i paesi del nord, come l’Olanda e la Germania, potrebbero
dire facilmente a un’Italia che richiedesse aiuti che la strada da seguire è
quella di chiedere un prestito al MES (o strumenti analoghi).
Pertanto quello che bisogna
capire è se l’Italia ha altre strade: se non ce le ha, il ricorso al MES, ossia
l’attivazione vera e propria, diventerebbe inevitabile.
Conte e i partiti della sua
maggioranza hanno attaccato pesantemente l’opposizione, che rinfacciava al
governo una debacle totale e prospettava la svendita dell’Italia al MES. Ma se
è vero che questa svendita al momento è solo ipotetica, è anche vero che, da un
lato, alla prova dei fatti, il governo non ha dimostrato di riuscire a
contrastare l’affermazione di meccanismi che imporrebbero pesanti
condizionalità; e dall'altro non pare avere una strategia coerente.
Conte ha detto che il MES è stato
richiesto da altri paesi[26]
(sarebbe interessante capire quali), lasciando forse intendere che l’Italia non
si sia opposta per fare un piacere a questi. O forse – è lecito presumere –
Conte si sta muovendo di nuovo all'interno di una riedizione di quella “logica
di pacchetto” che aveva teorizzato nelle discussioni della precedente riforma
del MES[27]:
in pratica concedere il MES per ottenere gli eurobond.
Se c’è una cosa chiara, in
effetti, è che l’Italia vuole gli eurobond: ma se questo è – come appare – l’unico
cavallo su cui vuole puntare il premier le cose non si mettono bene.
Innanzitutto gli sforzi di
Gualtieri di rivendicare un punto segnato in questa direzione[28]
non convincono. Il ministro delle finanze olandesi Hoekstra, a proposito
dell’accordo raggiunto dall'eurogruppo, ha infatti precisato[29]:
«C’è questo testo deliberatamente vago
sugli 'strumenti finanziari innovativi': ciascuno può leggervi quello che
vuole. Ma penso che sia anche importante non illudersi: anche con intenzioni
ottimistiche, non si può leggere nulla che sia legato alla mutualizzazione del
debito qui».
Al momento quindi sugli eurobond
non c’è nulla di certo, eccetto che suscitano una fortissima opposizione da
parte dei paesi del nord[30].
Non si sa chi dovrebbe garantirli, da chi dovrebbero essere emessi, quale
impatto avrebbero sul rischio dei titoli degli stati, chi gestirebbe i capitali
raccolti, con quali criteri e in quali quantità: insomma non c’è nulla. E se
anche ci fosse, ci vorrebbero probabilmente mesi e mesi per arrivare
all'accordo finale: tempo che l’Italia non ha a disposizione e che gli altri
paesi hanno già utilizzato per predisporre massicci interventi[31].
Inoltre il presidente del
Bundestag tedesco Wolfgang Schaeuble ha spiegato che per la Germania
l’approvazione degli eurobond è giuridicamente impossibile[32]:
«Abbiamo dei trattati europei che mettono
dei limiti molto precisi, e abbiamo una corte costituzionale che ha detto in
modo molto chiaro cosa è possibile nella nostra costituzione [ossia la
costituzione tedesca, ndr] e cosa no».
Tutto questo senza contare che il
5 maggio la corte tedesca di Karlsruhe si esprime proprio sulla legittimità per
la costituzione tedesca dei programmi della BCE di acquisti di titoli di stato,
con scenari imprevedibili[33]
che però difficilmente potranno aprirsi favorevolmente ad ipotesi di
mutualizzazione dei debiti.
Ma soprattutto il dibattito sugli
eurobond è vecchio di dieci anni e non ha mai portato fortuna a chi ha voluto
incaponirsi su questa bandiera.
Nell'ansia di attaccare Salvini e
Meloni, Conte ha tirato fuori la storia della nascita del MES e l’allora
ministro delle finanze, Giulio Tremonti, si è sentito in dovere di replicare[34]:
al che anche quelli che non se lo ricordavano più hanno saputo che l’adesione
al MES, in quella che era la prospettiva pubblicamente dichiarata allora dallo
stesso Tremonti, doveva servire come controparte per ottenere… gli eurobond!
Gli eurobond naturalmente non si
fecero mai, il MES sì e Tremonti finì per giudicare inaccettabile un simile
compromesso, che venne invece ratificato da Pd e PdL nel 2012[35].
Insomma, ricapitoliamo come
stanno le cose, perché potreste esservi persi.
Negli ultimi 10 anni Berlusconi e
la sinistra che gravita attorno al PD (compreso Renzi[36])
hanno sostenuto dichiaratamente il MES. La Lega, FdI, il M5S e Liberi e Uguali
sono invece contrari: eppure colui che fu il premier del governo del
cambiamento e che è ancora premier di un governo a maggioranza 5 stelle,
Giuseppe Conte, ha continuato a spingere per soluzioni che contemplassero il
MES in varie forme senza coinvolgere troppo il Parlamento e a prezzo di
continue frizioni.
Da ultimo si è convinto a
cambiare linea, continuando però a sostenere il suo ministro delle finanze (relatore
a livello europeo del progetto di decisione che 9 anni fa ha istituito il MES),
che ha preso accordi per contemplare il MES tra le risposte alla crisi. MES che,
dovremmo credere, l’Italia non attiverà perché dovrebbe avvalersi al suo posto
degli eurobond, ossia un progetto che:
- non è menzionato da nessuna parte,
- è estremamente complesso (e secondi alcuni di efficacia dubbia[37]),
- è contro la volontà della maggioranza politica e la costituzione del principale paese rigorista in Europa,
- è stato proposto in passato, senza portare all'Italia altro che la ratifica proprio del MES.
Tutto questo senza volere dare
credito a certi insistenti retroscena, secondo i quali gli stessi partiti della
maggioranza di Conte darebbero il progetto eurobond per fallito in partenza[38].
La morale della favola – inutile
girarci attorno – è che, fosse per Conte e il PD (e Renzi), molto probabilmente
l’Italia aderirebbe al MES, senza per altro ottenere nulla in cambio.
Dunque siamo appesi ai 5 stelle, ossia
a una forza che teoricamente alle elezioni si era impegnata «per lo smantellamento del MES»[39]:
peccato però che storicamente non abbiano avuto molta “fortuna” (per così dire),
quando si è trattato di doversi opporre concretamente a quel tipo di
integrazione europea che deprecavano a parole e/o alle forze politiche che in
Italia la sostengono.
Infatti:
- nel 2013, dopo aver terremotato la politica italiana con oltre il 25% dei voti alla Camera[40], hanno rifiutato di andare al governo, permettendo così la formazione di una maggioranza di larghe intese (dal PD al centro di Monti, fino ai responsabili di Alfano)[41] che per 5 anni, mentre il movimento raccoglieva addirittura firme per un referendum sulla permanenza nell'euro[42], ha sostenuto governi non certo ostili all'UE;
- nel 2017 al Parlamento europeo hanno tentato di abbandonare il gruppo di Farage per entrare nell'ALDE del turbo-europeista Guy Verhofstadt[43], senza essere per altro accettati[44];
- nel luglio 2019 hanno contribuito all'elezione di David Sassoli (PD) a presidente del parlamento europeo[45];
- sono stati addirittura decisivi nell'elezione di Ursula Von Der Leyen (CDU, il partito di Angela Merkel) a presidente della commissione europea[46];
- ad agosto sono stati abbandonati da Salvini[47], ponendo così fine a quel “governo del cambiamento” durato appena un anno (e senza entrare nell'argomento diciamo che quando i matrimoni finiscono le colpe sono di entrambi);
- a settembre, dopo aver assicurato: “mai col partito di Bibbiano”[48], si sono alleati con il PD, resuscitando, come abbiamo visto, la parte più filo-europeista della politica italiana;
- subito, nonostante qualche frizione[49], hanno lasciato a Paolo Gentiloni (PD) la nomina a commissario europeo per l’economia[50].
A questo punto, che dire?
Chi teme per i pericoli di un
prestito europeo con condizionalità non può che sperare che il M5S dimostri
quel pizzico di coraggio in più che, forse, fino a questo momento è mancato.
D’altra parte, se davvero il MES
risulta indigesto e gli alleati non offrono sufficienti garanzie, sarebbe
possibile fare il gesto politico di votare la mozione di sfiducia a Gualtieri
che Salvini ha annunciato[51].
Ancora più risolutiva, e senza rischi per il governo, sarebbe la proposta di
legge costituzionale per abolire il recepimento del MES proposta da Molinari e
Cestari (Lega)[52], magari
facendo pressioni sul presidente della camera Fico (M5S) per accelerare le
valutazioni che al momento stanno impedendo di calendarizzare la riforma[53].
Insomma, pare che non manchino le
sponde nell'opposizione e anche all'interno della stessa sinistra di governo
(ho già ricordato la posizione di Liberi e Uguali). Sarebbe anche possibile,
semplicemente, far venire Conte in aula (ha già detto che verrà e la legge lo
impone) e far votare al Parlamento un atto di indirizzo che lo impegni a
escludere il MES (i numeri, come ho spiegato, ci sono tutti). Questo non solo
non metterebbe in discussione quel premier che i 5 stelle hanno voluto a tutti
i costi per due governi consecutivi, ma anzi, a ben vedere, gli darebbe più
forza negoziale, avendo escluso il ricorso al MES, per insistere sugli eurobond
(posto che ci si creda ancora) o, ancora meglio, per cambiare strategia e
lasciare il tavolo.
Se invece Crimi e i suoi
metteranno avanti la stabilità di governo (dire “la poltrona” sarebbe grillino)
e vorranno far finta di credere, ancora una volta dopo dieci anni, che
lasciando il MES come opzione disponibile, non avremo il MES, la Germania e l’Olanda
si commuoveranno e otterremo finalmente gli agognati (e inutili) eurobond,
condanneranno non solo se stessi al giudizio impietoso degli elettori e della
storia, ma condanneranno anche il paese intero.
[39] = A p.
542 di questo link: https://www.sipotra.it/wp-content/uploads/2018/02/PROGRAMMA-MOVIMENTO-5-STELLE.pdf